Ieri pomeriggio Arezzo è diventata per qualche ora laboratorio di impegno civile, solidarietà e protesta: una grande manifestazione per Gaza ha attraversato il centro città, richiamando cittadini di ogni età, associazioni, partiti, studenti e istituzioni locali. L’evento, promosso dalla rete “Arezzo per Gaza” con il sostegno di forze politiche, sindacali e del mondo associativo, ha voluto dare un segnale chiaro: non si può restare indifferenti di fronte a quello che molti definiscono un vero e proprio crimine contro l’umanità.
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Il contesto e le motivazioni
Negli ultimi mesi la situazione nella Striscia di Gaza si è aggravata costantemente, con bombardamenti, distruzioni, vittime civili e un’emergenza umanitaria sempre più drammatica. Le immagini e le notizie che giungono dal territorio del conflitto hanno acceso un’ampia mobilitazione internazionale, che si ripercuote anche nelle piazze italiane.
Ad Arezzo già in passato erano avvenute iniziative come flash mob, presidi e piccoli cortei in segno di solidarietà al popolo palestinese. Ad esempio, un corteo cittadino contro il “genocidio a Gaza” era stato organizzato nel giugno 2025, con partenza da Piazza Zucchi e attraversamento del centro storico.  In un’altra occasione, un presidio aveva avuto luogo in Prefettura con la partecipazione del movimento DEMOS e di altre realtà locali.  Inoltre, striscioni e bandiere palestinesi erano già comparse in città, come in via Arno, dove è apparso lo striscione “Gaza brucia! Fermiamo Israele”. 
Tuttavia, la manifestazione di ieri è stata finora la più ampia in termini di partecipazione e visibilità.
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Il corteo: percorso, modalità e partecipazione
La mobilitazione ha avuto inizio da piazzale del Rossellino (o da una zona periferica prescelta) con il ritrovo previsto nel pomeriggio. Da lì, il corteo ha imboccato le vie centrali dirigendosi verso piazza del Comune, passando per i principali assi urbani, con tappe simboliche e momenti di sosta per letture, interventi e riflessioni collettive.
Secondo le stime degli organizzatori, hanno partecipato oltre 3.000 persone provenienti da Arezzo e dal circondario. L’adesione ha superato le aspettative e ha sottolineato quanto il tema Gaza stia diventando centrale anche nella coscienza civile della città. 
Molti manifestanti erano giovani, studenti o rappresentanti del mondo associativo, ma non sono mancati anziani, famiglie, rappresentanti politici locali e attivisti di lunga data. Sono stati esposti striscioni con messaggi come “Stop genocidio”, “Liberate Gaza”, “Basta morti innocenti”, “Diritti umani per tutti”. Numerose bandiere palestinesi hanno sventolato lungo il corteo, insieme a vessilli della pace e simboli dei diritti umani.
Non sono state segnalate tensioni significative con le forze dell’ordine: la manifestazione si è svolta in larga parte con modalità pacifiche e controllate, anche se l’impatto emotivo è stato forte, con slogan scanditi, tamburi, letture di testimonianze e momenti di raccoglimento.
Nel corso del percorso sono intervenuti vari portavoce: attivisti di “Arezzo per Gaza”, rappresentanti di partiti e movimenti che hanno aderito all’iniziativa, studenti che hanno voluto condividere stime, dati e appelli, e familiari di vittime innocenti di guerre portati come simbolo della sofferenza civile.
Una delle richieste più forti è stata quella di un intervento istituzionale deciso: dall’amministrazione comunale, dalle regioni, dal governo nazionale e dall’Unione Europea, affinché si condanni con forza l’attacco in atto e si attivi un piano d’emergenza umanitaria. Alcuni manifestanti hanno lo scorso giorno partecipato anche alla manifestazione nazionale a Roma, con circa 400 aretini in viaggio verso la capitale per rafforzare la pressione politica. 
Durante la manifestazione, è emersa la polemica sul comportamento dell’amministrazione comunale: gli organizzatori hanno ricordato che il Comune aveva rifiutato di esporre la bandiera palestinese in città, scelta che aveva già suscitato proteste e discussioni nei mesi precedenti. 
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Le richieste e le parole d’ordine
I partecipanti al corteo hanno avanzato alcune richieste precise e slogan che hanno caratterizzato il percorso:
• Cessate il fuoco immediato: uno stop alle ostilità e agli attacchi sulla popolazione civile.
• Corridori umanitari e assistenza medica: apertura di canali sicuri per l’ingresso di beni di prima necessità, medicinali, acqua e cibo.
• Riconoscimento dello Stato palestinese: appello affinché l’Italia e l’Europa riconoscano diplomaticamente la Palestina come entità sovrana e parte del diritto internazionale.
• Sospensione di accordi militari e forniture d’armi: richiesta che l’Italia e gli Stati europei blocchino le esportazioni di armamenti verso Israele finché persiste la violazione dei diritti umani.
• Coinvolgimento istituzionale e politico: che i governi locali, regionali e nazionali si impegnino concretamente, non solo con dichiarazioni, ma con atti legislativi, risoluzioni, assistenza e pressione verso organismi internazionali.
• Sensibilizzazione e memoria civile: che le scuole, le associazioni culturali e il mondo della comunicazione mantengano viva l’attenzione sul conflitto e sulla sofferenza umana, e non riducano tutto a propaganda o mere polarizzazioni.
Uno degli slogan che ha risuonato spesso è stato “Basta genocidio”, che traduce il sentimento di molti manifestanti: non una guerra, ma un’aggressione contro una popolazione che non può essere trattata come numero, ma come esseri umani con diritti inviolabili.
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Impatto e reazioni
La manifestazione aretina non è rimasta isolata: è inserita in una mobilitazione più ampia che attraversa l’Italia. Il 3 ottobre 2025 è stata indetta una giornata di sciopero generale per Gaza, con presidi, cortei e sit-in in varie città, anche ad Arezzo.  La partecipazione dei sindacati (CGIL, USB, altre sigle) ha contribuito a dare peso alla protesta, collegando la denuncia del conflitto con rivendicazioni sociali più ampie.
A livello regionale, il presidente della Toscana ha reagito anche simbolicamente: in occasione di precedenti manifestazioni, la giunta regionale ha esposto la bandiera palestinese davanti a Palazzo Strozzi Sacrati come gesto di vicinanza. 
Nel dibattito locale, esponenti di associazioni come MCL (Movimento Cristiano Lavoratori) hanno chiesto che il silenzio europeo e italiano non resti passivo, ma si traduca in decisioni concrete: sospensione degli aiuti militari, pressioni diplomatiche e impegno umanitario. 
Alcuni media locali hanno segnalato che l’eco della manifestazione ha alimentato discussioni in consiglio comunale, in incontri pubblici e tra cittadini: il tema Gaza è uscito dalle logiche della politica estera e si è fatto questione di coscienza comunitaria.
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Criticità e sfide
Una manifestazione di questa portata non è esente da difficoltà. Alcuni osservatori avvertono:
1. Rischio di polarizzazione: manifestazioni forti come queste possono essere interpretate da una parte dell’opinione pubblica come strumentalizzate, generando divisioni piuttosto che dialogo.
2. Superare l’indignazione simbolica: molti partecipanti hanno sottolineato che protestare è importante, ma serve che le mobilitazioni si traducano in azioni politiche concrete, legislazioni, impegni internazionali.
3. Sostenibilità dell’attenzione mediatica: mantenere viva l’attenzione sul conflitto in modo costante – senza che il tema venga rapidamente oscurato da altri eventi – è una sfida per gli attivisti e per i media locali.
4. Coordinamento nazionale e internazionale: affinché le iniziative locali abbiano peso significativo, è necessario che si inseriscano in reti e proteste più ampie, con obiettivi comuni e strategie condivise.
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Verso il futuro: cosa si attende
Dalla manifestazione emergono già alcune indicazioni per i prossimi passi:
• Il coordinamento “Arezzo per Gaza” ha annunciato altri appuntamenti, convocando la cittadinanza a future mobilitazioni e promuovendo momenti di approfondimento pubblico. 
• In particolare, è prevista una grande manifestazione cittadina sabato 11 ottobre, con partenza da piazzale del Rossellino alle 16:00, diretta verso piazza del Comune. 
• Il gruppo ha segnalato l’intenzione di sollecitare istituzioni locali perché espongano la bandiera palestinese, modificando la decisione precedente del Comune che aveva rifiutato di farlo. 
• Si attende inoltre una maggiore pressione su consiglieri comunali, regionali, parlamentari affinché presentino mozioni, risoluzioni o atti di condanna e sostegno diplomatico al popolo palestinese.
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Conclusione
La manifestazione di Arezzo per Gaza non è stata una semplice protesta, ma un momento di partecipazione collettiva, di espressione di frustrazione civile e di richiesta d’azione politica. In un’epoca in cui le distanze sembrano rendere ogni conflitto “altrove”, il corteo ha rappresentato un ponte tra la realtà quotidiana della città e le drammi dell’umanità in sofferenza.
Ha mostrato che la sensibilità, nella cittadinanza, esiste — e che l’appello alla pace, al rispetto dei diritti umani e alla giustizia non è delegabile a livello internazionale solo, ma investe ogni comunità locale. Resta ora il compito più difficile: trasformare il segnale simbolico in cambiamento concreto, pretendendo che le parole d’ordine del corteo diventino politiche di governo, sensibilizzazione duratura e azione internazionale.
